Luogo

Ortigia in Siracusa
Ortigia è un’isola dentro una città, il cuore più antico di una capitale della cultura e della storia: Siracusa. Ci vennero ad abitare i primi coloni Corinzi, gli stessi che poi fondarono Siracusa sulla costa di fronte, dando corso a una vicenda urbana fra le più straordinarie del Mediterraneo. L’isola è nota per il gran numero di sorgenti, fra cui la celebre Fonte Aretusa, in cui acqua dolce e acqua salata entrano in contatto. I contorni dell’isola sono rocciosi e frastagliati, e i piccoli golfi di sabbia sono un’eccezione. L’isola è collegata a Siracusa da due ponti. Sarà anche per le palme, i ficus e i papiri, ma quella che si respira è l’aria di una wunderkammer, dove ti aspetti l’inaspettabile. Nell’antichità, Ortigia fu il centro politico e religioso della città. Sull’isola si trovava il palazzo del tiranno (i più famosi furono Dionigi, Gelone e Agatocle), ricco di giardini e protetto da alte mura e un ponte levatoio. La corte chiamò a sé grandi personalità della cultura e delle arti come Eschilo, Pindaro, Senofonte, Platone, Teocrito e Archimede (quest’ultimi nati proprio qui). Poi vennero i Romani. Poi vennero i Cristiani, che costruirono una cattedrale nel sottosuolo: le catacombe. (Gli ipogei, scavati nel corso dei secoli, tornarono buoni per proteggersi dalle bombe durante l’ultima guerra.) Poi vennero i Barbari. Poi vennero i Bizantini. Poi vennero gli Arabi. Poi vennero i Normanni. Sotto i Normanni, che favorirono Palermo come capitale della Sicilia, Siracusa perdette peso e l’area abitata si restrinse alla sola Ortigia. Poi vennero gli Angiò. Poi vennero gli Spagnoli. Poi vennero i Savoia. Poi vennero gli Asburgo. Poi vennero i Borboni. Poi vennero i Garibaldini… Specchio e narrazione dei marosi della storia è il Duomo di Siracusa, quasi un atlante dei vari passaggi: le colonne e le strutture del Tempo di Atena sono state inglobate nella chiesa cristiana, a sua volta rimaneggiata nel corso dei secoli. La testimonianza più grandiosa dell’epoca medievale è il Castello Maniace, che raggiunse il suo splendore con l’imperatore svevo-normanno Federico II. Il catastrofico terremoto del 1693 cambiò il volto della città, poiché fu ricostruita in stile barocco siciliano, un gusto che impasta le radici italiche con quelle catalane. Alla fine del ’900 si affermò come una delle tappe importanti del Gran Tour che portava in Italia i viaggiatori da tutta Europa. Fra di loro ci furono Oscar Wilde, Richard Strauss, Otto Weininger, Sigmund Freud, Gabriele D’Annunzio e Ernest Jünger. Nacquero grandi alberghi di charme, come l’Hotel des Ètrangers. Nel 1914 si tenne la prima rappresentazione di teatro antico al Teatro greco. L’isola è un teatro della storia a cielo aperto, il set perfetto per produzioni cinematografiche importanti. La densità culturale è impressionante: ci sono 3 templi antichi, 2 castelli, 3 fontane, 12 chiese, 19 palazzi storici di pregio, 6 musei, 1 università, 3 centri studi internazionali. Negli anni ’70 e ’80 il centro storico subisce un progressivo abbandono, lasciando il campo a criminalità e degrado. Ma la reazione arriva, ed è convinta. Urban è uno spettacolare piano di riqualificazione urbana che restituisce Ortigia alla vita che si merita. Viene creato un nuovo ponte di collegamento alla terraferma. Apre il Museo del Mare. Ortigia ospita il G8 Ambiente. Inizia un nuovo corso, che trasforma poco a poco l’isola in un formidabile polo di attrazione culturale su scala europea.

P.S. L’isola è ripartita in 12 quartieri. I nomi sono talmente belli e poetici che non potevamo ometterli.
Bottari (in siracusano ‘Uttari).
Cannamela (in siracusano Cantunera ra Cannamela).
Castello (in siracusano Casteddu).
Duomo (in siracusano Domu).
Gancia (in siracusano Jancia).
Giudecca (in siracusano Jureca).
Graziella (in siracusano Razziedda).
Maestranza (in siracusano Masthranza).
Marina (in siracusano A Marina).
Mastrarua (in siracusano Masthrarrò).
Sperduta (in siracusano Spedduta).
Turba (in siracusano Tubba).

Antico Mercato di Ortigia
Alla fine dell’800, le mura vengono abbattute, parte del patrimonio edilizio religioso viene convertito e la città si espande. Ortigia è coinvolta di petto in questo processo. Nel 1900, accanto al tempio di Apollo e all’attuale piazza Pancali, viene costruito il mercato coperto, caratterizzato dal tipico gusto umbertino delle grandi arcate sul fronte. L’edificio conta 36 finestre, un cortile rettangolare, 24 arcate nel portico e soprattutto un’aria di modernità che dà il segno del cambiamento. Il progetto è dell’ingegner Edoardo Troja, dipendente dell’Ufficio tecnico comunale, che si era ispirato al Mercato di Livorno. Fino ai primi anni ’80 ha ospitato i banchi di pescivendoli, macellai, fruttivendoli e artigiani del legno e del ferro. Nel 2000 si conclude il cantiere di ripristino e riconversione. Il risultato è una struttura funzionale che fa convivere in modo armonioso antico e moderno e che oggi ospita un polo dinamico di servizi. Nella percezione della città, il mercato è sempre stato un nodo vitale, punto di incontro e di attrazione turistica, essendo uno dei tre mercati levantini in Sicilia.